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terça-feira, 24 de junho de 2014

Paura no, «preoccupazione sì» Tabarez parla all’intero Uruguay


Oscar Washington Tabarez ha raccontato le emozioni di questo momento, parlando nel cuore dell’Estadio Das Dunas, a 23 ore dall’inizio della partita con l’Italia e il suo è stato un discorso alla nazione, più che quello di un c.t.: «Non sappiamo che tipo d’Italia troveremo. Quello che sappiamo è che siamo a un bivio tra andare avanti e andare a casa. Vale anche per me, perché ho un contratto, ma ho sempre pensato che il mio contratto scada ad ogni partita. È vero quello che dice Prandelli e cioè che noi uruguaiani siamo molto attaccati alla nazionale, perché rappresenta la nostra nazione. Questa è una squadra che ha scritto pagine importanti, ma non dimentichiamo mai che di fronte a noi abbiamo l’Italia, che ha molto contribuito a fare la storia del calcio e non soltanto per i quattro titoli mondiali vinti. Lo dico con grande rispetto per chi ci sta di fronte e con lo stesso rispetto dico anche che ho molte preoccupazione, ma non paura, che va bene per i fatti della vita. Il pareggio ci condanna, ma cambia poco, perché anche con gli inglesi dovevamo vincere e l’abbiamo fatto».
«Fiducia in Suarez»
Tabarez ha anche cancellato qualsiasi alibi legato al clima: «È vero, qui piove e forse troveremo più fresco, così come faceva fresco a San Paolo contro l’Inghilterra, ma ci siamo preparati a tutto, noi come l’Italia, anche a superare i problemi legati al caldo. Abbiamo sofferto con la Costa Rica, che è la migliore ma che ha l’abitudine di giocare con questo clima; ci è andata male, però abbiamo reagito con gli inglesi. È una situazione che conosciamo dal giorno del sorteggio». Ha elogiato Suarez e non soltanto perché stava seduto alla sinistra del c.t.: «È un giocatore molto importante e lui lo sa. Magari sbaglierà qualcosa, ma io ho fiducia in quello che lui sa fare in attacco ed è stato grande nella volontà di superare le difficoltà legate all’ultimo infortunio, realizzando l’obiettivo per il quale siamo qui al Mondiale».
«Ci spinge un Paese intero»
Come Prandelli, anche Tabarez ha ricordato che «questa per me è la partita più importante, ma solo perché è la prossima. Ma spero che qui in Brasile ce ne siano ancora altre, e ancora più importanti. Penso che i conti si fanno appena finisce una partita, non alla fine della carriera. Dobbiamo provare a battere l’Italia, anche se so che non sarà facile, e lo dobbiamo fare per il nostro popolo, con umiltà, perché non dobbiamo mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Ed è per questo che siamo arrivati a giocare la Confederations Cup un anno fa. Non so come andrà a finire, perché abbiamo di fronte una grande Italia, ma a mancarci non saranno certo le motivazioni. Conta stare uniti, batterci tutti per lo stesso obiettivo sapendo che alle nostre spalle c’è il nostro Paese che ci spinge».

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